"Non si può aspettare che la tempesta passi"

"Non è possibile aspettare che la tempesta passi e la parentesi si chiuda. La crisi che viviamo dal 2008 può avere un impatto duraturo e profondo sul potenziale di crescita dell'Italia, anche se è stato evitato uno shock distruttivo. La preoccupante crescita della disoccupazione e il basso livello di occupazione, in particolare di giovani e donne, mostra che è urgente riformare un mercato del lavoro segnato da ingiustizie e disfunzioni". Leggi La via della crescita è appena cominciata - Leggi Siamo oltre l'emergenza "tecnica"
21 AGO 20
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"Non è possibile aspettare che la tempesta passi e la parentesi si chiuda. La crisi che viviamo dal 2008 può avere un impatto duraturo e profondo sul potenziale di crescita dell'Italia, anche se è stato evitato uno shock distruttivo. La preoccupante crescita della disoccupazione e il basso livello di occupazione, in particolare di giovani e donne, mostra che è urgente riformare un mercato del lavoro segnato da ingiustizie e disfunzioni". Lo sottolinea il premier e ministro dell'Economia, Mario Monti, nella relazione alla bozza del Documento di economia e finanza anticipata dall'Agi. Riformare il mercato del lavoro "è necessario per aiutare lavoratori e imprese ad affrontare una fase duratura di riorganizzazione di mutamento della specializzazione produttiva e per aggredire il problema drammatico dell'alta disoccupazione giovanile. E' un mercato duale in cui alcuni, titolari di un contratto tempo indeterminato, godono di tutele elevate, altri con contratti precari hanno modeste prospettive di miglioramento, poco formazione, tutele scarse. Il nostro Paese investe ancora troppo poco in ricerca, ha un numero insufficiente di brevetti e perde troppi talenti per l'alto numero di giovani che emigrano all'estero. L'esperienza di questo governo nasce sotto il segno dell'urgenza di agire ma si fonda sulla consapevolezza che per superare la fase critica non e' sufficiente guardare al breve termine. La fiammata dei premi al rischio sovrano che ha portato il paese sull'orlo di una crisi drammatica non è una causa ma il sintomo di un malessere più profondo. L'Italia ha subito un impatto più forte della crisi e ne esce ma con fatica. La crisi nasce da fattori esterni all'economia italiana e legati al quadro europeo internazionale ma anche dal fatto che per lungo tempo non sono state affrontate debolezze strutturali di fondo della nostra economia. E' necessario un graduale ma duraturo percorso di rientro: si tratta di una scelta obbligata per evitare al Paese di mettere a repentaglio la sua sicurezza economica anche se a costo di sacrifici pesanti per i cittadini, le famiglie e le imprese. Uno Stato membro che abbia un Pnr chiaro e ambizioso e coerente con i suoi obiettivi di finanza pubblica definiti nel Programma di stabilità e abbia forze politiche che condividano tale strategia e la ritengano parte integrante delle loro linee programmatiche e che quindi si impegnino a rispettarlo anche in futuro e, infine, che abbia un governo focalizzato sull'implementazione del programma di riforme strutturali e supportato dal Parlamento, dalle parti sociali e dai cittadini è uno Stato membro credibile e prevedibile. Un patrimonio di sostanza e di immagine di non poco conto visto che uno Stato membro con questo dna può contribuire alla guida dell'Europa e deve essere ritenuto sempre più affidabile dai mercati ma, ancora prima, dai suoi cittadini. Se finora è stato evitato uno shock distruttivo, ora non è possibile aspettare che la tempesta passi e la parentesi si chiuda. Perché la crisi che viviamo dal 2008 può avere un impatto duraturo. In futuro i proventi della lotta all'evasione fiscale dovranno essere utilizzati anche per ridurre le aliquote fiscali. Questo Def propone una visione per lo sviluppo del Paese e una direzione di marcia. Mi auguro che il Def offra uno stimolo per alimentare tra le forze politiche, le parti sociali e le autonomie terriotoriali un dibattito concreto sulle sfide che attendono il Paese e sulle soluzione migliori per creare più crescita, più occupazione e più equità. L'Italia ha messo in sicurezza i conti con uno sforzo collettivo ma molto resta da fare. L'Italia ha messo in sicurezza i conti pubblici e avrà nel 2013 un avanzo primario pari al 3,9 per cento. Il debito è stato posto su un sentiero di riduzione progressiva e durevole. E' uno sprint realizzato con un sforzo collettivo del Parlamento, delle parti sociali e di tutta la parte produttiva del Paese oltreché del governo. Ma molto resta da fare per risolvere ritardi accumulati negli anni e debolezze radicate. Sul piano interno la crescita non tornerà fino al 2013. Lo sottolinea il premier e ministro dell'Economia, Mario Monti, nella bozza della relazione che accompagna il Documento di economia e finanza. La congiuntura internazionale, come indicato nel Programma di Stabilità, resta debole e incerta. Il disagio occupazionale tocca direttamente e indirettamente quasi la meta' delle famiglie italiane e il prossimo anno deve essere per l'Italia un anno di profonda trasformazione, in continuità con quanto già avviato nei mesi passati. E’ necessario agire con determinazione per completare la sequenza di riforme".